Questa tesi dell’influenza sionista nella vita politica degli USA non è una fantasia complottista (o peggio ancora di un antisemita). Bisogna partire dal fatto che vi è stata una discreta ressa di esponenti della Borghesia Imperialista specie di paesi minori a installarsi negli USA, a inserirsi nel mondo politico ed economico USA: dai defunti Onassis e Sindona, perciò non ci si deve meravigliare che molti grandi capitalisti di altri paesi hanno cercato di “mettere su casa” negli USA.
Esiste la possibilità che man mano che aumentano le difficoltà dell’accumulazione del capitale, una frazione della Borghesia Imperialista mondiale tenti di imporre un’unica disciplina a tutta la Borghesia Imperialista costruendo attorno agli USA il proprio nuovo Stato sovranazionale: quest’ultimo assorbirebbe più strettamente in sé gli altri Stati limitandone ulteriormente l’autonomia.
Negli anni trascorsi dopo la seconda guerra mondiale, si è formato un vasto strato di Borghesia Imperialista Internazionale, legata alle multinazionali con uno strato di personale cresciuto al suo servizio.
Già sono stati collaudati numerosi organismi (monetari, finanziari, commerciali) sovrastatali nei quali quello Strato di Borghesia Internazionale esercita una vasta egemonia.
Parimenti si è formato un personale politico, militare e culturale borghese internazionale. di conseguenza il disegno della fusione dei maggiori Stati imperialisti in unico Stato ha oggi maggiori basi materiali di quanto ne avessero gli analoghi disegni perseguiti nella prima metà del secolo scorso, dalla borghesia anglo-francese (Società delle Nazioni), dalla borghesia tedesca (Nuovo Ordine Europeo nazista), dalla borghesia giapponese (Zona di Coprosperità). Ma la realizzazione di un processo del genere, mentre avanza e si accentua la crisi economica, difficilmente si realizzerebbe in maniera pacifica, senza che gli interessi borghesi lesi dal processo si facciano forte di tutte le rivendicazioni e i pregiudizi nazionali e locali.
Perciò quella che definitiva lobby sionista è una frazione della Borghesia Imperialista che è accomunata dalle origini ebraiche che cerca di determinare la politica degli USA.
Ci sono esempi lampanti di come si diceva prima la finanza non ha né patria (e ne tantomeno religione). Nel passato, banchieri ebrei finanziarono la reconquista nella Spagna medioevale. La monarchia spagnola li ripagò cacciando ebrei e mussulmani, dopo averli espropriati dei loro beni e perseguitato quelli che avevano sperato di salvarsi con una conversione al cristianesimo, inaugurando uno dei più feroci regimi, basato sul saccheggio dei beni delle minoranze (e in seguito delle colonie), sull’intolleranza religiosa e sulla discriminazione razziale.
In tempi meno lontani, i finanzieri ebrei non fecero nessuna azione di boicottaggio contro l’IBM, che per Hitler fece la schedatura degli ebrei di gran parte d’Europa, o contro quei capitalisti americani che controllavano la Fanta, l’Opel e molte altre industrie tedesche in piena epoca nazista. Quindi l’aiuto a Israele ci sarà fino a quando quei banchieri ne avranno dei vantaggi, ma potrebbero cambiare atteggiamenti in qualsiasi momento.
Israele è un paese troppo piccolo perché sia economicamente vitale, ha bisogno di ampliare il proprio territorio a spese altrui, e questo rende particolarmente virulento il suo imperialismo. Ha bisogno, inoltre, di continui apporti esterni. Se gli USA a causa della crisi, fossero costretti a ridurre gli aiuti esterni, sorgerebbero forti difficoltà.
Un aspetto importante in quest’analisi è l’aperto sostegno della NATO a Israele.
Nel 2001 Israele firma al quartiere generale della NATO a Bruxelles <l’accordo di sicurezza>, impegnandosi a proteggere le “informazioni classificate” che riceveranno nell’ambito della cooperazione militare.
Nel giugno 2003 il governo italiano stipula con quello israeliano un memorandum d’intesa per la cooperazione nel settore militare e della “difesa”, che prevede tra l’altro lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica.
Nel dicembre 2004 viene data notizia che la Germania fornirà a Israele due sottomarini Dolphin, che si aggiungere ai tre (di cui due regalati) consegnati nel ’90. Israele può così potenziare la sua flotta di sottomarini da attacco nucleare, tenuti costantemente in navigazione nel Mediterraneo, Mar Rosso e Golfo Persico.
Nel febbraio 2005 il segretario generale della NATO compie la prima visita ufficiale a Tel Aviv, dove incontra le massime autorità militari israeliane per “espandere la cooperazione militare”.
Nel marzo 2005 si svolge nel Mar Rosso la prima esercitazione navale congiunta Israele-NATO. In giugno, la marina israeliana partecipa a un’esercitazione NATO nel Golfo di Taranto. In luglio, truppe israeliane partecipano per la prima volta a un’esercitazione NATO “antiterrorismo”, che si svolge in Ucraina.
Nel giugno 2006 una nave da guerra israeliana partecipa a un’esercitazione NATO nel Mar Nero allo scopo di “creare una migliore interoperabilità tra marina israeliana e le forze navali Nato <Dialogo mediterraneo>, il cui scopo è <contribuire alla sicurezza stabilità della regione>”. In tale quadro, “Nato e Israele si accordano sulle modalità del contributo israeliano all’operazione marittima della Nato Active Endeavour”. Israele è così premiata dalla NATO per l’attacco e l’invasione del Libano. Le forze navali israeliane, che insieme con quelle aeree e terrestri hanno appena martellato il Libano con migliaia di tonnellate di bombe facendo strage di civili, vengono integrate nell’operazione NATO che dovrebbe “combattere il terrorismo nel Mediterraneo”.
Il 2 dicembre 2008, circa tre settimane prima dell’attacco israeliano a Gaza, la NATO ratifica il “Programma di cooperazione individuale” con Israele. Esso comprende una vasta di campi in cui “Nato e Israele coopereranno pienamente”: antiterrorismo, tra cui scambio di informazioni tra i servizi segreti; connessione di Israele al sistema elettronico NATO; cooperazione nel settore degli armamenti; aumento delle esercitazioni militari congiunte NATO-Israele; allargamento della cooperazione nella lotta contro la proliferando nucleare (ignorando deliberatamente che Israele, è l’unica potenza nucleare della regione, che tra l’altro ha rifiutato di firmare il Trattato di non proliferazione).
Aprile 2024